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Hong Kong, opportunità per le startup italiane che guardano all’Asia

Nel 2020 sono state contate 3360 startup che danno lavoro a quasi 11mila persone e che lavorano presso 116 tra co-working, incubatori e acceleratori. Rispetto al 2019 il numero di startup è cresciuto del 6%, quello di coloro che lavorano presso le aziende innovative una flessione del 14%, mentre il numero di spazi, incubatori e acceleratori è cresciuto del 26%.

Questi i numeri che aiutano a scattare una prima fotografia dell’ecosistema delle startup a Hong Kong dove altri numeri dicono che il 69% dei fondatori è originario della stessa Hong Kong, il 5% sono persone sempre di Hong Kong che vivevano all’estero e che sono rientrate per fondare la loro startup, mentre il 26% sono founder che provengono dall’estero e in particolare dalla Cina continentale (15%), dal Regno Unito (12,3%), dagli Stati Uniti (10,7%), dall’Australia (9,1%), dalla Francia (7,9%), dal Canada (7,7%), da Singapore (4,5%), dalla Germania (4,1%), dall’India (3,5%), dall’Italia (3,5%).

Jayne Chan, head di StartMeUp HK

 

Jayne Chan, head di StartMeUp HK, la principale organizzazione governativa che si occupa di startup a Hong Kong e che organizza l’omonimo evento che si svolge ogni anno proprio per dare impulso all’intero ecosistema e per posizionare con sempre maggiore forza Hong Kong sullo scenario tradizionale dice a Startupbusiness: “Oggi se si vuole creare una startup di successo capace di scalare a livello internazionale non si possono ignorare i mercati asiatici e Hong Kong, insieme all’area GBA (la Greater Bay Area che comprende la parte di Cina continentale con le città di Shenzhen, Guangzhou, Macao con una popolazione complessiva di 71milioni di persone e un Pil di 1,6 trilioni di dollari Usa, ndr), si propone come hub per le startup che voglio arrivare ai mercati di quest’area del mondo”.

 

Tre sono gli elementi principali su cui si basa la strategia di Hong Kong per favorire la nascita di startup e per attrarre imprenditori innovativi dall’estero: mercato, talenti e finanziamenti.

 

 

“Il mercato è sia quello più immediato della GBA, sia quello di tutta l’area che ospita moltissime aziende specializzate nella produzione di prodotti ad alta tecnologia, le quali spesso diventano partner di startup che devono realizzare sia prototipi sia produzioni industriali su larga scala – aggiunge Chan -. È vero che l’Asia nel suo complesso non è oggi ancora un mercato integrato come è per esempio l’Europa, ma lo scenario sta rapidamente migliorando e questa è certamente una grossa opportunità per le startup che scelgono oggi di espandersi e crescere partendo da Hong Kong”.

Hong Kong è anche sede di università di alto profilo: “Siamo in grado di formare talenti di valore grazie al nostro sistema educativo, ma lavoriamo anche per favorire l’immigrazione di talenti che sono una risorsa di cui il nostro sistema economico, in primis le startup, hanno sempre bisogno ed è per questo che abbiamo politiche specifiche per assegnare visti di studio e lavoro a persone che dall’estero desiderano venire a Hong Kong”.

Infine il funding: “Hong Kong è riconosciuta come una delle principali piazze finanziarie globali, abbiamo un altissimo tasso di IPO (quindi di aziende che si quotano alla Borsa valori, ndr) e vi è anche un’alta densità di persone facoltose e di family office che investono in startup, inoltre va ricordato che il nostro sistema legale è mutuato da quello britannico quindi vige il modello della common law, cosa che si rivela essenziale per le startup che, per esempio, desiderano ricorrere a strumenti per la protezione della proprietà intellettuale”.

Chan aggiunge anche che a Hong Kong sta crescendo fortemente la sensibilità anche verso i temi della sostenibilità e della tutela dell’ambiente: “è vero che nell’immaginario collettivo Hong Kong è conosciuta come una città ad altissima urbanizzazione ma pochi sanno che abbiamo moltissime aree verdi protette e il governo ha sviluppato una strategia per rendere la città carbon neutral entro il 2050, è inoltre molto forte il settore delle energie rinnovabili, ambito che sta rapidamente conquistando l’intera Cina”.

Naturalmente in questo scenario vi sono anche aspetti che la stessa Chan considera migliorabili come per esempio la competizione dell’ecosistema locale con quello di altri hub asiatici come quelli di Shanghai, Singapore, Tokyo e Bangkok ma rileva che a Hong Kong vi è oggi una maggiore propensione al rischio sia d’impresa sia di investimento rispetto a quanto avviene mediamente in queste altre città: “il nostro compito è confrontarci sempre con gli altri e continuare a lavorare per essere competitivi, continuare a coltivare il mindset e la cultura dell’imprenditorialità e spingere le imprese a continuare a fare innovazione e tecnologia, soprattutto in questo momento in cui la crisi pandemica globale sta aprendo tante nuove opportunità”.

Infine c’è un altro punto su cui Hong Kong è impegnata ed è quello che riguarda il fronte dei costi: “oggi Hong Kong è certamente una delle città più costose al mondo, cosa che potrebbe diventare un deterrente per chi vuole trasferirsi qui ma, da un lato già oggi ci sono aree di Hong Kong dove i costi, per esempio quelli degli affitti, sono certamente abbordabili, e dall’altro stiamo sviluppando politiche che rendano, anche dal punto di vista economico, efficace venire a studiare, a lavorare e a fare impresa qui da noi anche per chi arriva dall’Europa”.

Nel corso del 2020 otto aziende nate a Hong Kong hanno raggiunto lo status di unicorni, quindi un valore di almeno un miliardo di dollari, si tratta di WeLab, Airwallex, TNG, BitMex, GogoVan, LalaMove, Klook e Sensetime. I settori in cui maggiormente le startup si sviluppano sono quelli del fintech, dell’e-commerce e logistica, del servizi professionali e di consulenza, dell’information e computer technology, del data analytics, del design, dell’education e training, dell’IOT e 3D printing, dell’healthcare e medical, ma anche foodtech, robotica, biotecnologie, green technology, gaming e intrattenimento.

Tra i principali fondi di investimento che hanno sede a Hong Kong ci sono nomi come Vatalyst Ventures, Radiant VC, Hong Kong X e Mindworks nell’ambito early stage; Hillhouse Capital, Horizons Ventures, Honey Capital, Sequoia, Fresco per il growth stage e SCVentures, Swire Properties Chinachem Group tra i corporate venture capital.

Ecco quindi che Hong Kong diviene scelta ponderata anche per le startup italiane che intendono svilupparsi a livello internazionale e in particolare sui mercati asiatici, ciò è possibile anche grazie a tutte le agevolazioni e ai programmi (per esempio STEP di cui scrivemmo qui) che il governo di Hong Kong mette a disposizione degli imprenditori internazionali i quali, scegliendo di cogliere questa opportunità, hanno la possibilità di accrescere la loro competitività perché si confrontano con mercati dinamici e con altri imprenditori di tutto il mondo, va inoltre ricordato che il governo di Hong Kong ha in Italia l’ufficio di collegamento di InvestHK il cui scopo è proprio quello di guidare e assistere, grazie a una serie si servizi si consulenza che vengono proposti a titolo gratuito, le startup nel scegliere i migliori strumenti e programmi tra quelli disponibili.

 

Photo by Robert Bye on Unsplash

Qualche curiosità sul Capodanno Cinese

Qualche curiosità sul Capodanno Cinese

Il 12 febbraio si festeggia il Capodanno cinese, chiamato anche Capodanno lunare e Festa di Primavera, perché legato alla rinascita della natura; è un periodo di festività che dura 16 giorni.
I momenti clou sono la Festa di primavera e la Festa delle lanterne. Quest’anno, la prima va dal 12 febbraio al 22 febbraio, la Festa delle lanterne, che chiude i festeggiamenti, va dal 23 al 26 febbraio.
Il 2021 è l’anno del Bue ( dal 12 febbraio 2021 al 31 gennaio 2022)
Lo zodiaco cinese assegna un animale a ogni anno, secondo un preciso sistema di rotazione. Il 12 febbraio 2021 segna la fine dell’anno del Topo e l’inizio di quello del Bue. Il primo è portatore di sconvolgimenti, il secondo è sinonimo di solidità, tranquillità e anche prosperità.
I 12 segni zodiacali cinesi, in ordine, sono: Topo, Bue, Tigre, Coniglio, Drago, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo, Cane e Maiale.
Il Bue è il secondo segno dello zodiaco cinese.
Anni del Bufalo: 1925, 1937, 1949, 1961, 1973, 1985, 1997, 2009, 2021.
La personalità del Bue (Bufalo): I nati sotto il segno del Bufalo sono noti per la loro diligenza, l’affidabilità, la forza e la determinazione.

Onesti di natura, le persone del segno del Bue hanno alti ideali e sono molto ambiziosi. Molto spesso mostrano un forte senso di appartenenza e di patriottismo. Danno grandissima importanza alla famiglia, al lavoro e alle tradizioni. Le donne nate sotto questo segno sono mogli fedeli, amanti dei valori tradizionali e molto legate ai figli e alla loro educazione.

Grazie a pazienza e determinazione, raggiungono sempre i loro obiettivi: sono ambiziosi e hanno un desiderio innato di progredire contando solo sulle proprie forze. Non si lasciano influenzare da altri o dall’ambiente circostante, ma persistono nelle loro convinzioni, facendo le cose a modo loro e in base alle loro capacità. Prima di agire studiano tutte le mosse, dimostrando un’inesauribile forza mentale e fisica. È grazie a questo che diventano persone realizzate e di successo.

 

BUON ANNO DEL BUE!

 

 

 

 

 

Ripartire con L’Export: Ultima Chiamata per la Cina

Ripartire con L’Export è una scelta obbligata. Occorre reagire con grande coraggio e senza indugi, per recuperare in tempi brevi fatturato e voglia di crescere ma, soprattutto, per ridurre la dipendenza dal mercato interno, anche in previsione di un possibile ulteriore rallentamento dei consumi nella fase di assestamento del periodo post Covid-19. Ma da dove cominciare?

Sicuramente dall’Asia, e volendo restringere l’obiettivo, dalla Cina. Ci sono infiniti motivi per iniziare da qui, non solo per le dimensioni del mercato, la rapida crescita del ceto medio, la forte domanda di beni stranieri, tutti fattori ben noti a chi si occupa di export, ma anche per i numerosi incentivi alle importazioni concessi dal governo di Pechino.

Dall’organizzazione della fiera dell’import di Shanghai, alla creazione di innumerevoli nuove zone franche e shopping mall duty-free, per favorire il commercio dei prodotti di consumo stranieri, alla definizione di accordi commerciali di enorme portata, come l’ultimo RCEP e numerose altre iniziative meno pubblicizzate ma altrettanto efficaci, il Paese del Dragone si sta impegnando attivamente per attrarre le imprese straniere e rilanciare la propria economia.

Ultima chiamata per la Cina: chi perde questo treno (o sarebbe meglio dire questo volo) rischia di restare fermo per molti anni a venire!

L’Italia si è mossa con discreto dinamismo verso la Cina, ma in ordine sparso, senza la necessaria convinzione e preparazione. Il risultato è l’imbarazzante posizione che ricopriamo tra i Paesi fornitori: siamo al 24° posto, contro per esempio la Germania che occupa il 7° posto. Per non parlare dell’inammissibile posizione in fondo alla classifica in quei settori in cui primeggiamo in tutto il mondo. La concorrenza internazionale è molto forte e ha occupato molti degli spazi che ci spetterebbero di diritto, per competenze, esperienza, qualità e reputazione. I più evidenti sono sotto gli occhi di tutti: ristoranti italiani gestiti da persone di ogni parte del mondo, caffè, formaggi, salumi, vini, moda e accessori “Italian Sounding” sono presenti in ogni angolo della Cina. Automobili e attrezzature industriali tedesche e giapponesi sono onnipresenti. Eppure, l’Italia gode di una popolarità superiore alla maggior parte delle altre nazioni in Cina, dal calcio alla moda, dal cinema alla ristorazione e al design, i cinesi amano l’Italia e sono ben disposti ad acquistare prodotti italiani.

I settori di opportunità̀ per le imprese italiane non si limitano però alle tradizionali eccellenze del Made in Italy di Fashion, Furniture e Food and Beverage (le cosiddette “3F”), ma andrebbero presi in considerazione anche altri settori quali: ambiente ed energia sostenibile; agricoltura/meccanizzazione agricola e food (intera filiera); urbanizzazione sostenibile e smart-cities; sanità; aviazione; tecnologie spaziali /space economy e relative applicazioni; infrastrutture e trasporti; industrie culturali e creative.

Tuttavia, trovare un importatore cinese che si assuma l’onere di far conoscere, distribuire e gestire i servizi per conto nostro in Cina è un’impresa impossibile, se non preparata con un impegno importante. Per questo occorre stabilire una presenza fisica nella regione: che sia un semplice ufficio di rappresentanza, un’operazione logistica, commerciale, di supporto di marketing, ricerca e sviluppo, cooperazione tecnologica, l’importante è esserci. Essere visibili nel mercato, stabilire e mantenere contatti personali, dimostrare con la nostra presenza fisica che siamo impegnati ad affiancarci a loro, fornendo tutta l’assistenza e le conoscenze che abbiamo a disposizione, mostrando la volontà di inserirci e restare nel mercato, mettendoci la nostra “faccia”, concetto determinante nella cultura cinese, in ogni aspetto della vita quotidiana.

È ora di svegliarsi – “Non ci possiamo più permettere di ignorare l’unico mercato che cresce e che chiede prodotti di qualità, con una forte propensione ad acquistare prodotti di importazione, sia nei settori di largo consumo, sia in quelli di nicchia e dei beni strumentali” – dice Stefano De Paoli, direttore dell’ufficio italiano di InvestHK, il dipartimento del governo di Hong Kong preposto all’assistenza alle aziende straniere nella regione autonoma cinese.

InvestHK, con il proprio team italiano, si propone di portare per mano – gratuitamente – le PMI e le start-up italiane in Cina, accompagnandole passo dopo passo lungo un percorso facilitato, dalla piattaforma della regione, Hong Kong, verso la Cina continentale.

D’altronde, la città più vicina possibile, quando si parla di Cina, è senz’altro Hong Kong. Non solo perché si raggiungono in macchina, autobus, treno o metropolitana metropoli come Shenzhen, Guangzhou (Canton) e le altre 8 città della Greater Bay Area, così come anche le più remote città della Cina in poche ore di treno veloce o tramite gli innumerevoli collegamenti aerei diretti; Hong Kong è più vicina alla cultura occidentale anche in termini di lingua, stile di vita, abitudini commerciali, disponibilità di servizi finanziari e di ogni altro tipo.

L’inglese è la lingua ufficiale a Hong Kong. Le merci entrano ed escono in tempi da record, senza restrizioni e licenze. Anche i pagamenti, sia in entrata che in uscita, sono rapidi ed efficienti: grazie alle banche locali si possono effettuare in qualunque valuta, ovviamente incluso il Renminbi cinese, senza formalità particolari. La valuta locale, il dollaro di Hong Kong, legato al dollaro USA, mette al riparo da rischi di cambio capitali e profitti. Per non parlare del semplice e moderatissimo regime fiscale, che consente di pagare solo l’8,25% di imposte sui primi 2 milioni di dollari di Hong Kong di profitti di impresa, e il 16,5% sulla parte rimanente, con un tetto massimo del 15% sui redditi delle persone fisiche, niente IVA e nessuna delle decine di imposte con cui siamo ormai abituati a convivere.

Stabilire una presenza fisica a Hong Kong oggi è particolarmente facile e relativamente poco costoso. Ci sono decine di spazi in co-working a partire da poche centinaia di euro al mese. Il governo di Hong Kong offre incentivi economici alle aziende, ovviamente anche straniere purché presenti con una stabile organizzazione locale, a sostegno delle esportazioni, delle attività di R&S e di una lunga serie di altre attività economicheIl Parco Tecnologico e il Cyberport incentivano l’insediamento di PMI e di startup con ogni mezzo, inclusi contributi economici e team dedicati allo sviluppo delle imprese che ospitano. Oltre a innumerevoli società di venture capital con i relativi programmi di incubazione, sono pronti e desiderosi di accogliere e sostenere le aziende e i talenti italiani (persone fisiche, ricercatori, anche non collegati a proprie iniziative imprenditoriali) che rientrano nei settori prioritari stabiliti dai programmi del governo locale. Anche una micro-impresa, con un progetto innovativo e un buon potenziale di sviluppo nei mercati internazionali, può contare sull’assistenza quotidiana e gratuita, da parte di team di esperti nella ricerca di partner tecnologici e commerciali, investitori, finanziamenti pubblici e privati, stagisti, supporto accademico e quant’altro necessario a raggiungere gli obiettivi programmati.

“Il team italiano di InvestHK è disponibile ad esaminare e discutere, senza alcun impegno, con tutti quanti siano interessati ad approfondire il discorso, anche direttamente, in via telematica, con le controparti locali e, al momento opportuno, ad avviare il percorso” conclude De Paoli.

Il consiglio è di prenotare un colloquio con InvestHK in Italia tramite la email italy@investhk.com.hk oppure chiamando al numero 02 8953 4108.