In memoria di una grande amica

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In memoria di una grande amica

Si è spenta lo scorso 18 marzo, a soli 58 anni, Maria Weber una studiosa di grande acume ed obiettività dalle grandi qualità umane. Il cordoglio e il dolore per questa perdita si inscrivono all’interno di uno spazio dedicato alla Cina, terreno preferito dei suoi studi e delle sue riflessioni.

Nata nel 1951 e conseguita la laurea in Scienze Politiche e sociali al Cesare Alfieri di Firenze si è dedicata alla vita accademica in qualità di professore associato di Scienze della politica all’Università Bocconi,come ricercatrice per l’ISESAO e responsabile delle ricerche sull’Asia al’Ispi. Negli ultimi due anni aveva diretto l’Istituto Italiano di Cultura a Pechino. Alcuni dei suoi saggi e dei suoi studi vennero pubblicati dalla stampa internazionale, ricordiamo Atfter The Asian Crisis, London 2000 , Il miracolo cinese, Bologna, 2° ed.,2003. Tra i testi che l’hanno consacrata annoveriamo:

Vele verso la Cina. Come produrre e vendere nel più grande mercato del futuro (MCF, 1996)

Il miracolo cinese. Perché bisogna prendere la Cina sul serio (Il Mulino,2003)

La Cina non è per tutti. Rischi e opportunità del più grande mercato del mondo, (MCF,2005)

Il dragone e l’aquila, Cina e USA. La vera sfida, (Università Boccini 2005)

Due anni di Cina: opportunità di business scenari in evoluzione (Etas, 2008).

Di seguito traccia di una intervista rilasciata all’Ufficio Stampa della Bocconi:

Maria Weber controcorrente: Ai cinesi dovremo vendere le nostre aziende
L’Italia ha accumulato un ritardo incolmabile nella penetrazione del mercato asiatico e negli investimenti diretti. La vera opportunità è fare in modo che siano i cinesi a investire in imprese italiane dai marchi famosi

Per le imprese italiane le difficoltà di mercato sono ormai superiori ai vantaggi che potrebbero trarre dalla presenza in Cina. Tutti i maggiori concorrenti sono presenti da tempo e le dimensioni medie delle aziende italiane sono troppo piccole per sopportare gli investimenti necessari. Maria Weber, la scienziata politica italiana più vicina alla realtà cinese, lancia una forte provocazione: a questo punto il sistema Italia deve abbandonare le velleità di espansione e cercare di attrarre investimenti cinesi, convincendoli ad acquisire imprese in difficoltà, ma dai marchi riconoscibili in tutto il mondo.

Domanda. Ma la Cina non è il mercato del futuro, quello con più di un miliardo di persone pronte a consumare come e più degli occidentali?
Risposta. La Cina rimane una grande opportunità, ma solo per qualcuno. Il prossimo anno pubblicherò un libro intitolato La Cina non è per tutti perché si deve prendere atto che noi italiani abbiamo perso troppi treni. I nostri investimenti diretti sono scarsi (per leggere i dati Ice,
clicca qui) e dispersi in troppe piccole iniziative. Imprese da 50 addetti faticano a sopportare i costi della presenza in Cina, senza un sistema che li sostenga. Sono scettica persino per il turismo, perché non abbiamo una ricettività di massa, con le strutture in grado di ricevere 2-3.000 persone per volta che servirebbero per i cinesi. Rischiamo di essere scavalcati dalla Spagna.

Domanda. Che cosa possiamo fare, allora?
Risposta. Non possiamo e non dobbiamo chiuderci in difesa. Le posizioni protezionistiche sono anacronistiche e danneggiano la nostra immagine. Analizzando la politica cinese, come ho fatto in
Il dragone e l’aquila, si vede come sia centrale la cosiddetta Go global policy, che promuove lo sviluppo delle quote di mercato estere delle multinazionali cinesi, anche a colpi di acquisizioni. Per non essere costretti a partire da zero nella penetrazione di mercati maturi, i cinesi preferiscono acquisire marchi conosciuti, anche se attraversano momenti difficili, come ha fatto Lenovo con la divisione personal computer di Ibm.

Domanda. L’Italia che cosa può offrire da questo punto di vista?
Risposta. Poco, purtroppo, nei settori ad alta tecnologia, che sono i preferiti dai cinesi. Abbiamo invece molti marchi di alto design in crisi, ma ancora appetibili per il loro nome. Si tratta di farlo capire a noi italiani, prima ancora che ai cinesi. Anche per raggiungere un obiettivo minimale come questo dovremmo infatti imparare dai cinesi la progettualità e la capacità di concludere le cose rapidamente. Se sapremo muoverci in modo coordinato ed efficace i cinesi se ne accorgeranno e vaglieranno la possibilità.

Domanda. Ma dove abbiamo sbagliato nella campagna di Cina?
Risposta. A differenza di quanto hanno fatto gli altri, da parte nostra non c’è stata nessuna campagna coordinata. In Cina ho incontrato decine di piccoli imprenditori arrivati con il loro campionario, senza supporti istituzionali. I loro prodotti vengono plagiati perché, forse a causa dei costi, stentano a brevettarli secondo le regole cinesi. Hanno difficoltà con l’inglese e arrivano in un paese difficile da affrontare anche per chi lo parla. Non riescono a raccogliere elementi di giudizio sufficienti nella scelta dei partner e, soprattutto, raramente dimostrano un serio impegno di lungo periodo. Non si può creare una joint venture e poi lasciarla completamente nelle mani del partner locale perché ci si rende conto di averne sottostimato i costi, soprattutto in termini di risorse umane.

I progressi della Cina negli ultimi 20 anni

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I progressi della Cina negli ultimi 20 anni

Il nuovo secolo sta per arrivare e molti cominciano a parlare dell’epoca del Pacifico. Volento o nolente, nessuno può impedire il suo arrivo. Allora, l’attenzione del mondo si concentrerà sul Pacifico, sull’Oriente, sulla Cina…

La Cina ha attirato l’attenzione del mondo perchè è riuscita a rivolvere il problema di nutrire il 22% della popolazione mondiale con solo il 7% dei campi coltivabili: perchè è riuscita a mantenere un tasso di sviluppo del 10%, cosa che, negli ultimi anni, non è riuscita a nessun altro paese, perchè ha ripristinato con successo la sua sovranità su Hong Kong, realizzando la grande idea ”un paese, due sistemi”, infine, per la sua stabilità politica e perchè si trova in una fase di pieno sviluppo…

 

Tutto ciò è iniziato dopo la Terza sessione plenaria dell’XI Congresso del PCC, convocata il 18 dicembre 1978, a Beijing.

Oggi, rivedendo il tragitto percorso, l’importanza di questa sessione è diventata tanto evidente da potersi paragonare alla Conferenza di Zunyi. Quest’ultima adottò la giusta linea di Mao Zedong che, dopo oltre dieci anni di lotta, portò alla fondazione della Nuova Cina. La Terza sessione plenaria dell’XI Congresso ha realizzato la svolta storica che sposta l’accento del lavoro del Partito sulla costruzione economica, adottando la politica di riforma e apertura e concentrando le energie sull’edificazione moderna del socialismo.

E’ormai storia, che nella notte dello stesso giorno, diciotto famiglie contadine del villaggio Xiaogang nel distretto di Fengyang nell’Anhui firmassero solennemente l’accordo sull’assunzione della responsabilità della produzione su base familiare. Cosi, i due avvenimenti storici hanno coinciso e la scintilla del villaggio Xiaogang ha acceso il fuoco della riforma e apertura in tutta la Cina.

Venti anni sono ormai passati e ”dopo la Terza sessione plenaria”è diventata un’espressione utilizzata di frequente perchè rappresenta la riforma e apertura, la nuova vita e i notevoli successi che hanno attirato l’attenzione del mondo.

I fatti più recenti:

– Il PNL del 1997, con 7477,2 miliardi di yuan è quadruplicato rispetto al 1980, in anticipo sul piano che prevedeva di raggiungere questo obiettivo alla fine del secolo. Durante l’ottavo piano quinquennale (1991-1995), l’incremento annuale medio del PIL, calcolato secondo prezzi costanti, è stato dell’11%.

-In seguito ai notevoli incrementi nei raccolti registrati nel 1995 e nel 1996, la produzione di cereali del 1997 ha raggiunto 492,5 milioni di tonnellate e il sistema della conservazione cerealicola si è perfezionato. Grazie al grande aumento di prodotti come carne, pollame, uova, latte, pesci, frutta, verdura, ecc. la quantità di consumo pro capite di cereali, carne e uova in Cina ha raggiunto livelli medi mondiali.

– la produzione di acciaio nel 1997 ha superato cento milioni di tonnellate, la capacità totale degli impianti telefonici è arrivata a 110 milioni di linee, nel 1996, la Cina ha prodotto più di 20 milioni di televisori a colori, su 1,8 milioni di computer venduti nel 1996, un milione, ossia il 56% erano di fabbricazione cinese, la produzione dei sette elettrodomestici più usati come frigoriferi, lavatrici, ecc. è la più alta del mondo.

Il volume totale dell’import-export della Cina nel 1997 è stato di 325,1 miliardi di dollari americani, decimo nella graduatoria del commercio mondiale, durante l’8° Piano quinquennale, l’investimento straniero diretto è arrivato a 185,8 miliardi di yuan ponendo la Cina, per quattro anni consecutivi, dal 1992 al 1996, al secondo posto, subito dopo gli Stati Uniti d’America, la riserva nazionale in valuta estera ha raggiunto 139,9 miliardi di dollari americani.

Ogni giorno, la Cina produce 2,89 miliardi di chilowatt ora, 933.000 tonnellate di petrolio greggio, 274.000 tonnellate di acciaio, nonchè, nelle città vengono costruiti 986.000 metri quadrati di abitazioni.

Nelle campagne, ogni giorno si raccolgono mediamente 1,342 milioni di tonnellate di cereali e 12.000 tonnellate di cotone, si producono 131.000 tonnellate di carne di vari tipi, e si costruiscono 2,082 milioni di metri quadrati di abitazioni.

Ogni giorno, 790 milioni di dollari americani di merci passano per le dogane cinesi formando un ponte fra la Cina e il resto del mondo.

Forse tutte queste cifre sono troppo astratte per i semplici cittadini, che però, hanno capito dai fatti che gli alti edifici sono diventati sempre più numerosi, le strade, sempre più larghe, le tasche, sempre più piene, e che gli elettrodomestici sono entrati in tutte le famiglie…

L’80% della popolazione cinese è costituita dal contadini. Nel 1997, le centrate annuali medie di un contadine sono state usati per il vitto e 1.070, per acquistare altri beni, 88 famiglie contadine su 100 possedevano su televisore e 31,2 un registratore a cassette, ogni contadino aveva 22 metri quadrati di superficie abitabile. La vita dei contadini migliora costantemente e numerosi sono i villaggi ricchi, come Huaxi, Nanjie, conosciuti in Cina e all’estero.

Grazie alla politica di riforma e apertura adottata dalla Terza sessione plenaria dell’XI Congresso, i cambiamenti sono stati notevoli.

Attualmente, la Cina ha aperto all’estero oltre 500.000 chilometri quadrati di territorio, abitati da oltre 300 milioni di di persone in 359 città e distretti. ”Zona speciale per lo sviluppo economico”e ”Zona di sviluppo” non sono più termini nuovi per i cinesi. Nell’autunno del 1992, nel rapporto del XIV Congresso del Partito, il segretario generale Jiang Zemin aveva annunciato che le zone aperte sarebbero state allargate per creare una situazione completamente nuova. Successivamente, presso sei delle maggiori città luogo il fiume Changjiang e nella zona del bacino delle Tre Gole sono state aperte nuove zone per lo sviluppo economico. Oggi, le 29 città lungo il fiume Changjiang, con Shanghai come testa del drago, son piene di vitalità nel loro sviluppo economico. Successivamente, altre 13 città lungo i confini hanno aperto i cancelli per rafforzare la loro cooperazione economico-commerciale con i paesi limitrofi, cosa che ha dato un grande impulso al loro sviluppo economico.

Dopo il XIV Congresso del Partito, l’economia di mercato ha cominciato a occupare la posizione principale, facendo entrare la riforma del sistema economico in una nuova fase. Sono state applicate una serie di nuove misure finanziarie, è stata approfondita la riforma delle imprese statali, il nuovo sistema di pianificazione e di controllo si sta perfezionando gradualmente e il nuovo sistema dell’economia di mercato socialista si sta delineando. L’economia cinese è entrata nel mercato degli acquirenti. Sono state superate le difficoltà inerenti alle fonti energetiche, alle comunicazioni e alle telecomunicazioni che avevano limitato per anni lo sviluppo economico della Cina.

I successi conquistati dalla Cina sono evidenti. ”Investire in Cina vuol dire cogliere l’occasione di sviluppo per il prossimo secolo,” ha osservato un noto banchiere. In questi ultimi 20 anni, la Cina ha gettato le basi per dare un contributo ancora maggiore alla pace e allo sviluppo del mondo nel prossimo secolo.

fonte – CriOnline

Cina – forte attrazione per gli investimenti stranieri diretti

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Cina – forte attrazione per gli investimenti stranieri diretti

Il 16 marzo a Beijing il portavoce del Ministero delle finanze cinese, Yao Jian, ha riferito che nonostante nei primi due mesi di quest’anno il valore dell’utilizzo concreto degli investimenti esteri cinesi ha visto una riduzione del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso ed anche gli investimenti diretti globali hanno vissuto una notevole attenuazione, la Cina è ancora un paese di destinazione degli investimenti stranieri con forte attrazione. Il portavoce ha osservato che la stabile crescita economica, l’ampio mercato e le misure del settore cinesi consolideranno ulteriormente la fiducia degli investitori stranieri. Ecco di seguito il reportage dettagliato in merito:

 

Yao Jian ha affermato che secondo i dati interessati, la crisi finanziaria globale ha causato una contrazione dei capitali di molte joint-venture, nonché una riduzione della volontà e capacità di investimento, arrecando delle influenze sull’attrazione cinese degli investimenti esteri, tuttavia quest’influenza è abbastanza contenuta.

“Secondo i dati dell’Onu, nel 2008 il DFI mondiale ha visto una riduzione del 21%, per quest’anno si prevede una riduzione del 30%, questo influenzerà l’attrazione cinese degli investimenti esteri. Tuttavia la Cina possiede ancora una forte capacità attrattiva per gli investimenti diretti internazionali. Secondo l’ultima indagine della Commissione commerciale Usa-Cina, l’88% delle imprese con investimenti esteri in Cina hanno ottenuto dei profitti, l’85% delle imprese considerano la Cina la prima meta per gli affari all’estero.”

Nei primi due mesi di quest’anno, il valore dell’utilizzo concreto degli investimenti esteri cinesi ha superato i 13.3 miliardi di Usd, con una riduzione del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, inoltre, in Cina sono state fondate oltre 2700 nuove imprese con investimenti esteri, con una riduzione di circa il 37%.

Per stimolare gli investimenti esteri, il Ministero delle finanze cinese ha comunicato di incoraggiare principalmente gli investimenti esteri dell’industria di alte e nuove tecnologie, per la tutela ambientale, risparmio energetico e per i servizi moderni, promuovendo intensamente il trasferimento industriale sulla base delle zone di sviluppo economico e tecnologico della Cina centrale e occidentale.

Secondo un’indagine della Camera di Commercio Usa in Cina, si prevede che quest’anno oltre un terzo delle imprese americane in Cina hanno vissuto una recessione dei reditti e un rinvio dei progetti originali di investimento, tuttavia più della metà delle imprese rimangono ancora ottimiste per la prospettiva a lungo termine dell’economia cinese. Allo stesso tempo, dall’indagine emerge che il mercato cinese rimane sempre importante per le imprese americane, i prodotti e i servizi del 63% delle imprese sono direttamente per il mercato cinese, questa percentuale non raggiunge il 50% dell’incremento verificatosi nel 2007.

Il primo analista del Monitoraggio economico e commerciale cinese Su Chang ha affermato che la Cina possiede molte capacità di attrazione degli investimenti esteri rispetto alle altre comunità economiche. Egli ha detto:

“In Cina c’è molta manodopera, la capacità produttiva delle imprese può essere molto potente e i capitali saranno molto bassi dopo l’ampliamento della dimensione di produzione. Nelle altre comunità economiche, se si vuole aprire una fabbrica simile a quelle in Cina si avranno degli impedimenti causati dalla manodopera. Inoltre, la Cina possiede un ampio mercato.”

L’anno scorso l’utilizzo concreto degli investimenti esteri della Cina ha superato i 90 miliardi di Usd, con un aumento di oltre il 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il margine d’aumento ha visto un incremento di circa 10 punti percentuali rispetto al 2007. Allo stesso tempo, la struttura industriale e la distribuzione regionale degli investimenti esteri hanno visto un continuo miglioramento. Con l’attrazione degli investimenti esteri di natura non finanziaria, l’utilizzo pratico dell’agricoltura e il terziario, le zone centrali e occidentali del paese hanno visto un rapido sviluppo e in proporzione l’aumento è superiore a quello del paese stesso.

fonte – CriOnline