Ancor più benifici ai contadini

Ancor più benifici ai contadini

Il 5 marzo a Beijing si è aperta la sessione annuale regolare dell’Assemblea Popolare Nazionale cinese.

La mattina dello stesso giorno, nel rapporto di lavoro del governo il premier cinese Wen Jiabao ha parlato, nella maggior parte del suo discorso, dei problemi dei contadini. In precedenza scambiando alcune opinioni con il pubblico attraverso internert, il premier Wen Jiabao, nato in una famiglia plebea, ha espresso il suo sentimento sospirando emozionato: “Non sono mai troppi i vantaggi che si danno ai contadini”.

 

“Le questioni sulle zone rurali, sui contadini e sull’agricoltura” sono stati come sempre l’argomento principale dell’ APN e della CCPPC.

I vantaggi dati ai contadini dimostrano la cura civile del governo cinese per loro.

Durante l’APN e la CCPPC degli ultimi anni, la parola “Le questioni sulle zone rurali, sui contadini e sull’agricoltura” è stata usata molto ma mai come quest’anno.

La Cina è un paese dalla potente agricoltura, la popolazione rurale è più della metà della popolazione totale del paese, “le zone rurali, i contadini e l’agricoltura” sono la chiave dello sviluppo e del progresso della società cinese, tuttavia sono anche il “punto debole” del processo di sviluppo del paese. Tra le zone rurali, i contadini e l’agricoltura, i contadini sono proprio il problema principale

Si può dire che in Cina i contadini sono la categoria di fatica, ma anche uno delle parti che da i maggiori contributi alla società.

Senza il contributo dei contadini, sarebbe difficile immaginare il rapido sviluppo economico della Cina. Tuttavia finora, il divario tra la città e la campagna è ancora consistente. L’anno scorso in Cina, il reddito pro-capite annuo degli abitanti urbani è stato di 15000 RMB, mentre quello dei contadini solo 4700 rmb, meno di uno terzo; i problemi che interessano direttamente i contadini come l’educazione, la sanità e l aterza età ancora non sono risolti in modo radicale. Con l’arrivo della tempesta finanziaria globale, la vita dei contadini è diventa sempre più difficile.

Proprio di fronte a questa realtà, il premier Wen Jiabao ha sospirato emozionato. Il problema dei contadini è diventato il focus degli argomenti dei rappresentanti e membri dell’APN e della CCPPC di quest’anno. “Si devono aumentare ancor di più i sussidi politici sulle coltivazioni di cereali al momento in difficoltà”, “Si devono elevare gli introiti dei contadini sotto vari aspetti e mobilitarne l’entusiasmo”, “il piano per l’educazione di milioni di dottori nelle campagne”, i rappresentanti e i membri dell’APN e della CCPPC contribuiranno con politiche e idee per svolgere le mansioni riguardanti le questioni circa “le zone rurali, i contadini e l’agricoltura”.

Dare dei vantaggi ai contadini, è stato anche l’impegno concreto del governo cinese negli utlimi anni.

Circa i vantaggi per i contadini, il governo ha fatto moltissimo. Dai 262 miliardi e 600 milioni stanziati nel 2004, ai 562 miliardi e 500 milioni di RMB nel 2008, per il 2009 si prevede una soma record di 716 miliardi e cento milioni di RMB; il governo negli ultimi sei anni ha aumentato adeguatamente gli stanziamenti per l’agricoltura, le campagne e i contadini. Dietro il cambiamento delle cifre, si nasconde la profonda attenzione del governo, con l’obiettivo di alleggerire il carico sui contadini, aumentando gli introiti e migliorandone la vita, per far sì che tutti abbiano “cibo, una casa e soldi in tasca”, usufruendo dei risultati della riforma insieme ai residenti delle città.

Dal rapporto di lavoro del governo fatto da Wen Jiabao, si possono trovare alcuni dati ed espressioni ben precise come queste: il prezzo minimo d’aqcuisto del grano e del riso sono aumentati rispettivamente di 0,11 e 0,13 rmb ogni 500 grammi di prodotto; i sussidi agricoli di quest’anno sono aumentati di 20 miliardi di RMB rispetto all’anno scorso, ed altro. Tutto questo vuol dire dare stabilità ai contadini che coltivano i cereali; inoltre è stato evidenziato di aumentare gli introiti dei contadini con vari mezzi, dare ai contadini, inclusi gli operai contadini che hanno lasciato le loro case, maggiori diritti di gestione e appalto del suolo e più garanzie; tutto questo ha dato maggior spazio alla creazione autonoma delle imprese e all’aumento degli introiti dei contadini. Questi sono tutti i benifici per i contadini.

“Non sono mai troppi i vantaggi che si danno ai contadini”, così i benifici aumenteranno pian piano e un giorno i sogni dei contadini cinesi diventeranno realtà.

fonte – Cri Online




L’industria spaziale cinese

L’industria spaziale cinese

Fino a oggi, la Cina ha già lanciato 48 satelliti artificiali. Però, 40 anni fa, l’industria spaziale in Cina non era neanche nata.

L’Istituto di ricerca N.5 del Ministero della Difesa, primo organo di ricerca astronautica della Cina, allora composto di 30 esperti giovani e più di cento laureati provenienti da tutta la Cina, fu fondato l’8 ottobre 1956. all’epoca, a parte il direttore dell’istituto, Qian Xuesen, quasi nessuno sapeva che cosa fosse un missile, neanche Ren Xinmin, Tu Shoue, Liang Shoupan e Huang Weilu, progettisti principali della prima generazione di veicoli spaziali della Cina, non avevano mai visto un missile. Perciò, Qian Xuesen gli ha impartito l’insegnamento iniziale sull’astronautica.

 

In quell’epoca, in Cina, l’economia e la tecnologia erano molto deboli. Superando innumerevoli difficoltà, in 20 anni, l’industria spaziale cinese si è sviluppata letteralmente dal nulla.

Nel giugno del 1964, è stato lanciato con successo il primo missile interamente studiato e realizzato dalla Cina, nell’aprile del 1970, è stata la volta del primo satellite artificiale. Oggi, il numero di persone che si dedicano all’impresa spaziale ha raggiunto alcune centinaia di migliaia di addetti, impegnati nella ricerca, fabbricazione, produzione e sperimentazione di vari tipi di missili, razzi e satelliti. In Cina, quella spaziale è un’industria nuova e importante, e la Cina è fra i grandi paesi dell’astronautica mondiale.

Il sistema di controllo spaziale completo è composto di tre grandi centri per il lancio di satelliti ?Jiuquan, Xichang e Taiyuan-, del centro di controllo spaziale a Xi’an, delle navi ”Lunga vista” che hanno il compito di effettuare il controllo e la telemetria, e dei centri di controllo di satelliti distribuiti in tutta la Cina. Nonostante che queste persone vivano sui monti, nei deserti o sul mare, non solo svolgono il lavoro di lancio, controllo e amministrazione dei veicoli spaziali studiati e realizzati in Cina, ma tengono anche i collegamenti internazionali e seguono l’amministrazione di alcuni satelliti internazionali per un lungo periodo, sono i membri insostituibili per le rotte di controllo dello spazio mondiale.

La politica di riforma e apertura e la misura di trasferire l’industria militare della Difesa a scopi civili hanno aperto una nuova era nello sviluppo dell’industria spaziale cinese. Dall’inizio degli anni’80, migliaia di acquisizioni di alta tecnologia nell’astronautica sono state usate nella produzione di prodotti civili. A causa della creazione dei nuovi prodotti civili, il valore produttivo di questi ultimi ha superato quello dei prodotti astronautici. Alla fine degli anni’80, la Cina ha cominciato la collaborazione internazionale lanciando satelliti stranieri, fino al 1996, con i razzi ”Lunga Marcia” ha messo in orbita con successo più di dieci tipi di satelliti per paesi dell’Europa, America e Asia.

Lo studio dei razzi per il trasporto del tipo andata e ritorno fra lo spazio e la Terra, delle stazioni spaziali e della scienza astronautica, nonchè i risultati acquisiti dagli scienziati e tecnici cinesi negli ultimi dieci anni hanno provveduto un fondamento scientifico allo Stato nello stabilimento della strategia dello sviluppo dell’astronautica. Entro gli ultimi anni del secolo, la Cina lancerà più di 20 satelliti, nel contempo, accelererà il ritmo della ricerca e della valorizzazione del progetto dell’uomo nello spazio.

Articolo tratto dal 4/97 della rivista “La Cina “,distribuira da Società Cinse del Commercio Internazionale del Libro




La Cooperazione italiana in Cina: 180 milioni in 21 progetti

La Cooperazione italiana in Cina: 180 milioni in 21 progetti

Roma, 23 feb (Velino) – La Cooperazione italiana allo sviluppo, attualmente ha in essere in Cina 21 iniziative (17 progetti e quattro programmi) per un impegno finanziario superiore a 180 milioni di euro. Di questi 139 sono a credito d’aiuto e circa 41 a dono. Per quanto riguarda l’ambiente, l’Unità tecnica locale (Utl) di Pechino della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina sta portando avanti due iniziative (un programma e un progetto) per un importo complessivo di 81 milioni e 885 mila euro, di cui 80 milioni e 950 mila a credito e 935 mila a dono). Anche sul versante della formazione e dell’educazione, ci sono un programma e un progetto che impegnano 40 milioni 284 mila euro (23 milioni e 241 mila a credito e 17 milioni e 43 mila a dono). Sul fronte della tutela del patrimonio culturale, invece, sono in corso due progetti e un programma, finanziati con 17 milioni e 231 mila euro (14.648 mila a credito e 2.583 mila a dono). Alla lotta alla povertà e allo sviluppo rurale sono dedicati tre progetti per un controvalore ci cinque milioni e 220 mila euro, tutti a dono; per lo sviluppo sociale, i progetti sono due e “costano” 1.929 mila euro, anch’essi tutti a dono. Infine, ci sono otto progetti e un programma dedicati alla sanità. Le iniziative sono finanziate con 34 milioni e diecimila euro, di cui 20 milioni a credito d’aiuto e 14.010 mila a dono).

 

Parallelamente l’Utl di Pechino ha avviato un progetto nella Repubblica di Mongolia, teso al miglioramento delle condizioni sanitarie materno-infantili. L’iniziativa ha un valore totale di cinque milioni e 556 mila euro di cui 396 mila a dono e 5.160 mila a credito d’aiuto. La Cooperazione allo sviluppo è attiva in Cina dal 1981, quando Pechino decise di aprire le proprie porte al mondo e a oggi conta uno staff di undici persone (sei italiani e cinque cinesi). L’Italia, peraltro, attraverso la Dgcs è stata tra i primi paesi a offrire assistenza alla Cina e per un lungo periodo è stata tra i maggiori donatori (in poco più di 20 anni, è stato stanziato circa un miliardo di euro). Per quanto riguarda la Mongolia, invece, i primi interventi della Cooperazione italiana risalgono al 1995 e sono relativi principalmente a forniture di derrate alimentari che, una volta pervenute nel paese, erano state monetizzate sul mercato locale (tra il 1995 e il 2002 i finanziamenti tramite aiuti alimentari sono stati pari a circa tre milioni e centomila euro). Nel recente passato, inoltre, la Cooperazione si è impegnata in progetti di maggiore impatto qualitativo, volti prevalentemente alla promozione della condizione della donna. Tra di essi è da segnalare il “Programma di credito e formazione per il sostegno allo sviluppo della micro e piccola imprenditorialità a conduzione femminile2, attraverso il quale è stato realizzato un sistema di microcredito finalizzato a sostenere le attività di imprese a carattere familiare gestite da donne nelle province di Akhangay, Ovorkhangay e Darkhan-Uul. Il Progetto, cominciato nel 2002, si è concluso positivamente nel 2005.

Al momento, la Cooperazione in Mongolia sta portando avanti il Progetto “Riabilitazione del centro materno infantile di Ulanbataar”, finanziato con cinque milioni e 556 mila euro. L’obiettivo dell’iniziativa è sostenere la Mongolia nel miglioramento dello stato di salute della popolazione locale. E, in particolare, quello della donna e del bambino, migliorando la capacità di risposta dell’ospedale beneficiario, centro di riferimento nazionale per la cura e la ricerca neonatale.

 

fonte – Velino